Cessa la produzione nello stabilimento Mapal di Gessate. L’azienda, specializzata nella realizzazione di utensili di precisione per la lavorazione dei metalli, ha annunciato l’interruzione delle attività produttive e di ricondizionamento presso il sito gessatese di via Monza, trasferendo le relative lavorazioni negli stabilimenti in Germania. Rimarranno invece invariati gli altri servizi, come vendite, consulenza tecnica e assistenza clienti in Italia.
L’annuncio della Mapal di Gessate
La scelta rientra in un più ampio piano di riallineamento strategico delle strutture di produzione del Gruppo Mapal. Secondo quanto spiegato dalla società, la chiusura dello stabilimento è stata decisa dopo un’attenta valutazione. E l’Italia continuerà comunque a rappresentare un mercato strategico per il gruppo.
Stop alla produzione in Martesana
“L’Italia è e rimarrà un mercato chiave per Mapal – ha affermato il presidente Jochen Kress – I nostri clienti possono continuare a contare su contatti personali dedicati, tempi di risposta rapidi e l’esperienza tecnologica del Gruppo. Allo stesso tempo, dobbiamo allineare le nostre strutture industriali in modo da rimanere economicamente sostenibili, efficienti e competitivi nel lungo termine”.
La scelta deriva anche dalla volontà di concentrare la produzione nei siti tedeschi, ritenuti in grado di garantire processi di alta qualità e strutture produttive competitive nel lungo periodo.
La delocalizzazione in Germania
“Siamo consapevoli dell’importanza di questa decisione – ha aggiunto l’amministratore delegato Conrado Couto Diniz – Il nostro obiettivo è condurre il processo in modo responsabile, trasparente e conforme ai requisiti legali applicabili. Stiamo coordinando i prossimi passi a stretto contatto con i rappresentanti e le autorità dei dipendenti competenti”.
L’azienda ha infine assicurato che il riallineamento non comporterà cambiamenti per i clienti italiani, che continueranno a ricevere supporto attraverso il team di vendita e i servizi di consulenza tecnica.
La dura presa di posizione della Fiom
Ben diversa è la posizione (dura) della Fiom Cgil. Perché l’annunciata cessazione della produzione nello stabilimento gessatese non sarà “all’acqua di rose”, ma porterà con sé pesanti ripercussioni occupazionali.
La Fiom Cgil ha pronunciato un secco “no” al piano di delocalizzazione della Mapal, che non è andata giù al sindacato dei metalmeccanici e ai dipendenti del gruppo che rischiano di dire addio al loro posto di lavoro. E nella replica, la sigla è partita dalle parole che i vertici societari hanno pronunciato per giustificare lo stop all’impianto produttivo.
“No al licenziamento di 40 lavoratori”
“Messa così sembra quasi che i rappresentati dei lavoratori e il sindacato abbiano accolto serenamente l’annuncio di 40 licenziamenti e dello smembramento dell’azienda – hanno evidenziato dalla Fiom – Non è così. Quando siamo stati informati delle intenzioni aziendali, non solo abbiamo espresso tutta la nostra contrarietà a un’operazione che cancella posti di lavoro e mette a repentaglio il futuro del sito di Gessate, ma abbiamo proclamato uno sciopero che ha registrato un’altissima adesione tra i lavoratori”.
Insomma, sindacato e dipendenti hanno già avuto modo di incrociare le braccia, rispedendo al mittente un piano industriale che, se non dovesse cambiare qualcosa nelle prossime settimane, è destinato allo “spezzettamento” dell’azienda attiva a Gessate.
“Respingiamo con nettezza la scelta dei vertici Mapal – ha dichiarato Manuela Musolla, segretaria della Fiom Cgil di Milano – E rifiutiamo la logica della contrapposizione tra lavoratori e siti. Non servono licenziamenti, ma investimenti in innovazione e ricerca che puntino alla diversificazione dei prodotti, salvaguardando i posti di lavoro. È con questa posizione che ci presenteremo ai prossimi appuntamenti per discutere con l’azienda non di delocalizzazioni, ma di mantenimento dell’integrità del sito di Gessate”.
“L’Italia continuerà comunque a rappresentare un mercato strategico per il gruppo”, è stata la rassicurazione di Mapal. Ma la pelle dello stabilimento è comunque destinata a cambiare. E non di poco, visto che nell’Adda Martesana è previsto che rimangano attivi solo gli ambiti extra-produzione, ossia i servizi vendite, consulenza tecnica e assistenza clienti in Italia. Tutto il resto verrà “impacchettato” e spedito in Germania.
Se Mapal ha “assicurato che il riallineamento non comporterà cambiamenti per i clienti italiani, che continueranno a ricevere supporto attraverso il team di vendita e i servizi di consulenza tecnica”, ben diverso è lo stato d’animo dei lavoratori, che si trovano a veder pendere sulle loro teste la spada di Damocle della perdita del lavoro nel pieno dell’estate. E con l’angoscia per un autunno e futuro prossimo che si prospettano alquanto “caldi”.