Le responsabilità penali di una 30enne alla guida di una Jeep Renegade, protagonista di una diatriba viabilistica tramutatasi in una gara a 140 km/h durata chilometri con un altro automobilista, erano già state evidenziate dai giudici monzesi. Ma la Seconda sezione del Tribunale ordinario del capoluogo brianzolo ha deciso di riconoscere a chi morì nell’incidente un concorso di colpa, in quanto al momento del sinistro, mentre era seduto sul sedile posteriore dell’auto guidata da un amico, centrata in pieno proprio dalla 30enne dopo un azzardato sorpasso a destra ad alta velocità, non indossava le cinture di sicurezza. Se le avesse allacciate, ha evidenziato il Tribunale civile, colui che ha poi perso la vita non sarebbe stato sbalzato fuori dal lunotto posteriore, venendo poi investito da un’altra macchina in transito che non gli lasciò scampo.
“Non aveva le cinture: risarcimento dimezzato”
Per questa ragione ai parenti di Cesare Cocquio, deceduto a 27 anni a seguito di un incidente avvenuto nel febbraio del 2020 nel tratto di Brugherio dell’autostrada A4, verranno corrisposti dei risarcimenti danni non patrimoniali decurtati del 50%.
La decisione è stata messa nero su bianco in una sentenza pubblicata nei giorni scorsi, con gli eredi della vittima (genitori, fratello e nonni) che hanno citato in giudizio la conducente della Jeep, la proprietaria del veicolo e le rispettive compagnie assicuratrici, chiedendo il risarcimento integrale dei danni patrimoniali e non patrimoniali, detratte le somme già ricevute come acconto in sede stragiudiziale.
Un verdetto amaro per il quale, ora, almeno uno degli avvocati dei familiari di Cocquio, residente nel Comasco e fresco di laurea in Filosofia con una tesi che è stata pubblicata, postuma, da una casa editrice, sta valutando la possibilità di presentare ricorso.
La dinamica dell’incidente costato la vita al 27enne
La conducente della Jeep effettuò una manovra di sorpasso estremamente pericolosa, da destra a sinistra, nel tentativo di oltrepassare una Bmw con la quale stava gareggiando ed era in corso da diversi chilometri un inseguimento, perdendo il controllo del mezzo e invadendo la corsia sulla quale si trovava una Mini One con a bordo il 27enne.
Quest’ultima andrò a sbattere violentemente, e a più riprese, contro il guardrail. E Cocquio, nella carambola che si innescò, fu sbalzato fuori dall’abitacolo e venne successivamente investito da un’altra vettura, riportando lesioni mortali.
Una ricostruzione certosina della dinamica di quanto avvenuto eseguita dalla Polizia Stradale e dal perito nominato dal Tribunale, riportata (in ampi stralci) nel fascicolo della Sezione civile.
La sentenza del Tribunale civile di Monza
Accogliendo, in parte, le tesi delle assicurazioni, che avevano contestato l’entità del risarcimento richiesto dai familiari del giovane, il giudice ha di fatto evidenziato come, se avesse utilizzato la cintura, con ogni probabilità Cocquio non sarebbe finito fuori dall’auto e non sarebbe stato investito, mentre si trovava sull’asfalto, dal veicolo sopraggiungente, ossia una Volkswagen Tiguan, quarta parte in causa coinvolta nel drammatico incidente.
“Il terzo trasportato ben avrebbe potuto evitare le tragiche conseguenze verificatesi indossando correttamente le cinture – si legge nella sentenza – Danni che, pertanto, sono la diretta conseguenza di una colpa specifica della vittima. Si può affermare con elevata probabilità che, qualora le cinture fossero state indossate in conformità alle disposizioni tecniche sul corretto utilizzo, non ci sarebbe stata la fuoriuscita dall’abitacolo attraverso il lunotto posteriore e il successivo investimento”.
Da qui la riduzione del 50% dei risarcimenti totali ai parenti, decisa dal Tribunale: 187mila euro per il padre del 27enne, 217mila per la madre, 83mila per il fratello della vittima, 41.500 per la nonna e 38.700 per il nonno.
“Siamo coscienti dell’obbligo di indossare la cintura, ma socialmente, almeno per chi si trova sui sedili posteriori dei veicoli, questa omissione non viene considerata pericolosa, almeno non allo stesso livello di come se avvenisse per il conducente e il passeggero anteriore – ha dichiarato il legale Stefano Lurati, che ha seguito civilmente il padre e la nonna del 27enne – Mediteremo con i miei assistiti se impugnare, o meno, la sentenza”.