A spiegare il fenomeno, registrato nella prima metà dell’anno, è stata la Lega Nazionale per la Difesa del cane della sezione di Milano che ha sede a Segrate.
Contesti socialmente critici
Dai contesti socialmente critici arriva la maggior parte dei cani inviati ai canili dai Comuni. A spiegare il fenomeno è stata la sezione di Milano della Lega Nazionale per la difesa del cane.
Se dovessimo tracciare un bilancio di questa prima metà dell’anno, la realtà con cui ci confrontiamo quotidianamente è fin troppo chiara: dai Comuni arrivano ormai quasi esclusivamente cani provenienti da contesti socialmente critici, legati a sequestri amministrativi o penali, intestati a proprietari irreperibili e presenti irregolarmente sul territorio nazionale che di fatto abbandonano i loro animali a carico delle strutture e degli stessi Comuni. Quello che succede nei canili è ormai la cartina al tornasole di un’emergenza sociale più ampia e il canile rappresenta l’ultimo tassello di un mosaico che andrebbe ricostruito a monte.
hanno scritto gli esponenti della Lega Nazionale per la difesa del cane in una nota
Il fenomeno dei sequestri e dei rinvenimenti di cani appartenenti a specifiche tipologie (come molossoidi, terrier di tipo bull e simil Pastore Belga Malinois) nei contesti di degrado urbano, occupazioni abusive e piazze di spaccio, rapine e aggressioni, fa emergere una falla strutturale e burocratica gravissima: l’intestazione di animali a soggetti “fantasma”. Infatti, le verifiche anagrafiche e i controlli incrociati effettuati dai Comuni e dalle ATS in occasione di sequestri o interventi delle Forze dell’Ordine evidenziano una realtà allarmante. Spesso ci si trova di fronte a intestatari che, all’atto del controllo o dell’intervento di recupero dell’animale, risultano non avere mai avuto una residenza anagrafica in Italia, disponendo unicamente di un domicilio fiscale
dichiarato alle questure, ottenuto a seguito di fotosegnalamento, oppure appoggiato presso centri d’accoglienza.
Hanno aggiunto sottolineando anche unl nodo critico: come è possibile intestare un animale a chi non ha una residenza verificabile?
La domanda che istituzioni, autorità sanitarie e operatori del settore devono porsi con urgenza è netta: come è possibile consentire la registrazione e l’intestazione di un cane e di relativo microchip a persone che non possiedono una posizione regolare?
Spesso queste persone presentano un atto notorio ma non può e non deve essere sufficiente. Questo vuoto di controlli preventivi trasforma la Banca Dati Anagrafe Animali d’Affezione (Sinac) in un sistema vulnerabile, permettendo a soggetti irregolari o legati alla criminalità di utilizzare i cani come strumenti di difesa, armi improprie o scudi per presidiare immobili occupati e piazze di spaccio e illegalità, senza alcuna reale tracciabilità giuridica. Quando si interviene con i sequestri o gli sgomberi, i proprietari svaniscono nel nulla e i costi della custodia, delle cure veterinarie e del mantenimento ricadono interamente sulla collettività, mentre gli stessi soggetti tornano facilmente ad acquisire nuovi animali.
hanno osservato.
La Lega Nazionale per la difesa del cane ha osservato anche che, quando si interviene con i sequestri, si innesca una complessa emergenza gestionale che ricade interamente sulle spalle dei canili sanitari e dei rifugi. Con gli operatori che si fanno carico del recupero psicofisico di animali spesso reduci da condizioni di vita critiche, sostenendone i costi di mantenimento a spese della collettività. Ma il problema non si limita a questo perché La Lega Nazionale ha sottolineato come, spesso, la situazione degeneri ulteriormente in una fase successiva, altrettanto critica: con la ricomparsa dei cosiddetti “proprietari fantasma” che dopo mesi o addirittura anni di totale incuria in cui l’animale è stato accudito nella struttura con la quale il Comune è si presentano, talvolta accompagnati da gruppi di “conoscenti”, per pretendere la restituzione del cane.
Dinamiche difficili da gestire
Si tratta di dinamiche estremamente difficili da gestire per il personale in servizio, che si trova esposto a pressioni e minacce. Non è raro, purtroppo, che queste situazioni di alta tensione richiedano il tempestivo intervento delle Forze dell’ordine per garantire la sicurezza del personale, allontanare i soggetti e ripristinare la serenità necessaria all’attività della struttura, distogliendo così
risorse preziose destinate alla tutela animale e costringendo le strutture a limitare l’accesso al pubblico per motivi di sicurezza.
ha osservato La Lega Nazionale per la difesa del cane nella sua nota in cui ha aggiunto anche la ricetta per risolvere il problema.
Non basta limitarsi a tamponare le emergenze o “salvare” l’ennesimo cane vittima di un sistema privo di reali filtri preventivi. Occorre colpire la filiera alla radice. Con il rigore nelle registrazioni: vincolare l’intestazione dei microchip e la registrazione anagrafica degli animali a requisiti di residenza regolamentari, certi e verificabili, impedendo che domiciliazioni fittizie
diventino uno strumento per eludere le responsabilità civili e penali. Ma anche con criteri di idoneità stringenti: introdurre parametri severi per la detenzione di animali in contesti socialmente critici. E infine con la tracciabilità della filiera e tutela degli operatori: smantellare il mercato sommerso di questi cani e garantire la sicurezza di chi lavora nei canili, i quali non possono e non devono diventare il terminale di gestione dell’ordine pubblico per situazioni di illegalità diffusa. I cani sono le prime vittime di questo sistema: usati come accessori in contesti di illegalità, pagano il prezzo più alto. La sicurezza dei nostri territori e il benessere animale richiedono un intervento sistemico immediato, capace di distinguere tra detenzione responsabile e uso strumentale e delinquenziale dell’essere vivente.
Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale