Un bacio non è mai soltanto un gesto fisico. È il primo passo di un dialogo fatto di emozioni, confini, reciprocità e rispetto. Ed è proprio in occasione della «Giornata internazionale del bacio», celebrata il 6 luglio scorso, che torna centrale il tema dell’educazione all’affettività e della consapevolezza nelle relazioni interpersonali.
Il concetto di consenso: il silenzio non equivale a un sì
Alla base di ogni rapporto sano esiste infatti un concetto fondamentale: il consenso. In ambito relazionale significa accordo libero, esplicito, consapevole e reversibile in qualsiasi momento. L’Organizzazione mondiale della sanità lo considera uno dei pilastri per costruire relazioni equilibrate, prive di pressioni e realmente rispettose dell’altro.
Riconoscere il consenso vuol dire imparare ad ascoltare non solo le parole, ma anche il linguaggio del corpo. Partecipazione attiva, entusiasmo, sguardi ricambiati, atteggiamenti rilassati e gesti spontanei rappresentano segnali di reciprocità. Allo stesso tempo, è essenziale comprendere ciò che consenso non è. Il silenzio non equivale a un sì. Così come non lo sono l’immobilità, il disagio mascherato da un sorriso di circostanza, la passività dettata dalla paura o uno stato di alterazione dovuto all’assunzione di sostanze.
Dinamiche errate, l’importanza dell’educazione affettiva
Eppure, nella quotidianità, questi segnali vengono ancora troppo spesso fraintesi o ignorati. A dimostrarlo sono anche i numerosi episodi di cronaca che, ancora oggi, evidenziano quanto sia diffusa una cultura relazionale incapace di riconoscere e rispettare i confini emotivi e corporei dell’altro. In queste dinamiche, il legame affettivo rischia di trasformarsi in possesso, controllo e dominio, fino ad arrivare, nei casi più estremi, a una distorta pretesa di potere sulla vita stessa dell’altra persona. Vicende che, al di là delle responsabilità giudiziarie dei singoli casi, richiamano con forza la necessità urgente di investire nell’educazione affettiva, nella cultura del consenso e nella promozione del rispetto reciproco, anche e soprattutto tra le nuove generazioni.
Il ruolo delle ostetriche
A sostenere con convinzione questa necessità sono anche le ostetriche, da sempre impegnate nella tutela della salute relazionale, sessuale ed emotiva delle persone. Tra queste, la dottoressa Elisa Ascoli, ostetrica presso l’ospedale San Raffaele e docente di “Ostetricia di comunità”, ambito che promuove la prevenzione, l’educazione sanitaria e il benessere affettivo-sessuale all’interno della collettività, con attenzione anche ai percorsi rivolti ai giovani.
Per anni le ostetriche hanno organizzato incontri e percorsi nelle scuole e in altri contesti educativi rivolti a bambini e a ragazzi di diverse fasce d’età con lo scopo di consentire l’acquisizione e il mantenimento, nella vita futura, di conoscenze scientificamente corrette sugli aspetti fisici, cognitivi, sociali e culturali della sessualità e di avere consapevolezza del corpo umano maschile e femminile, del suo sviluppo e delle sue funzioni – ha spiegato la dottoressa – Oggi, però, questi spazi educativi sono sempre più limitati e difficili da proporre, nonostante rappresentino strumenti fondamentali di prevenzione e tutela della salute, non solo dei ragazzi ma anche della collettività. Parlare di consenso, emozioni e rispetto per se stessi e per l’altro significa offrire ai giovani gli strumenti per costruire relazioni sane, paritarie, consapevoli e libere da dinamiche di controllo o violenza.
Non è sempre facile dire no
Uno dei miti più pericolosi da superare è proprio l’idea che l’assenza di un “no” esplicito corrisponda automaticamente a un consenso. Le evidenze cliniche dimostrano invece che paura, ansia o forte stress possono provocare un vero e proprio congelamento motorio, impedendo alla persona di reagire o opporsi a contatti indesiderati.
Parlare di consenso significa quindi parlare di salute pubblica, educazione emotiva e prevenzione. Ascolto attivo, empatia e capacità di leggere le reazioni dell’altro diventano strumenti indispensabili per costruire relazioni sane e ridurre il rischio di dinamiche tossiche.
Promuovere una cultura del rispetto reciproco non è soltanto una questione etica, ma significa anche tutelare il benessere psicologico e fisico delle persone, ponendo limiti, ridefinendo i confini della condivisione affettiva in modo più consapevole e responsabile ed imparando a dire di no – ha concluso la dottoressa Elisa Ascoli – Perché ogni gesto, anche il più semplice, acquista valore solo quando nasce da una scelta libera e realmente condivisa.