Un nuovo polo di stoccaggio digitale potrebbe presto sorgere nell’area della Martesana, ma l’annuncio (ancora informale) ha già scatenato la reazione di Potere al Popolo. Il movimento politico locale ha pubblicato una presa di posizione netta: “No alla costruzione di nuovi data center in Martesana”.
L’oggetto del contendere non è la transizione digitale, chiariscono subito gli attivisti, ma il modello economico e territoriale che la accompagna.
Così in una nota:
Non siamo contro la tecnologia. Siamo contro un modello di sviluppo che consuma territorio, acqua ed energia, lasciando alle comunità i costi ambientali e sociali mentre i profitti finiscono nelle mani di pochi grandi gruppi privati.
Un’infrastruttura dai mille impatti
Secondo il movimento, i benefici occupazionali legati a un data center sarebbero limitati, mentre i costi per il territorio sarebbero elevati e concentrati su più fronti:
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Energia elettrica: consumo enorme, con conseguente pressione sulla rete locale;
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Acqua: utilizzo intensivo per i sistemi di raffreddamento;
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Suolo: nuovo consumo di territorio e cementificazione;
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Infrastrutture: maggiore carico su rete elettrica e viabilità;
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Ambiente: impatto complessivo su aria, verde e paesaggio.
Ancora il comunicato:
La Martesana ha già pagato abbastanza in termini di urbanizzazione, capannoni e consumo di suolo. Difendere questo territorio significa difendere l’aria che respiriamo, l’acqua, il verde e il diritto di chi ci vive a decidere del proprio futuro
Quello che succede negli Stati Uniti
Il movimento cita casi concreti dagli Stati Uniti, dove i grandi data center sono operativi da anni e avrebbero già generato conflitti sociali e ambientali. Ecco gli esempi citati da Potere al popolo Martesana:
Virginia: l’area con la maggiore concentrazione di data center al mondo è oggi teatro di aspre contestazioni per il consumo energetico e idrico e la trasformazione del territorio.
Arizona e Georgia: nel 2026 sono emersi casi di forte tensione legati all’uso dell’acqua durante i cantieri e alla pressione sulle risorse idriche locali.
Utah e California: Amministrazioni locali hanno dovuto rallentare o rivedere mega-progetti dopo la mobilitazione dei residenti, preoccupati per l’impatto ambientale e territoriale.
La transizione digitale non può essere costruita scaricando i costi ambientali sui territori e sulle persone.
Le richieste: trasparenza e partecipazione
Il movimento avanza una piattaforma alternativa basata su pianificazione pubblica e priorità locali. Le richieste sono cinque:
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Stop al consumo di suolo
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Piena trasparenza sui progetti e sui reali impatti ambientali
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Nessuna scorciatoia urbanistica per favorire la speculazione
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Investimenti pubblici che mettano al centro ambiente, servizi e bisogni sociali
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Partecipazione reale dei cittadini alle scelte che riguardano la Martesana
La chiusura della nota, a mo’ di slogan, viene da sé: “Il territorio non si svende. La Martesana si difende”.