TAVOLA ROTONDA

“La Martesana è terra sicura”: sindaci e Forze dell’ordine a confronto

Una serata di dibattito tra amministratori e Polizia Locale per una strategia comune di fronte ai problemi del territorio

“La Martesana è terra sicura”: sindaci e Forze dell’ordine a confronto

Un appello corale a fare rete e al superamento dei confini comunali. Questo il bilancio dell’incontro sulla sicurezza che lunedì sera, 11 maggio 2026, ha riunito al Centro intergenerazionale di Gorgonzola oltre 30 amministratori locali e rappresentanti delle Polizie Locali dell’Adda Martesana.

La tavola rotonda

Un tavolo di confronto, promosso dall’associazione Martesana Sicura, che ha visto interfacciarsi esponenti di maggioranza e opposizione, oltre a Giovanni Di Teodoro, dirigente del ministero dell’Interno a riposo, già questore, collocato in quiescenza, e Rodolfo Principi, co-fondatore dell’Associazione nazionale controllo di vicinato, uniti dalla necessità di affrontare un tema spesso distorto dalla percezione, ma reso difficile da oggettive carenze strutturali.

La serata ha scattato una fotografia nitida di un territorio che conta circa 400mila abitanti: un’area definita “marcatamente tranquilla” rispetto ad altre realtà metropolitane, ma che soffre per la cronica carenza di personale nei corpi di Polizia Locale e per l’assenza di un coordinamento superiore, con la Città metropolitana indicata come la “grande assente” nel supporto ai Comuni.

Il confronto tra amministratori e Forze dell’ordine

Il dibattito ha evidenziato come i problemi odierni (dal degrado urbano agli schiamazzi notturni, fino all’abbandono dei rifiuti nelle aree agricole) non si fermino più ai confini del singolo campanile. Gli amministratori presenti (da Trezzo a Carugate, da Pessano a Pozzuolo) hanno concordato sulla necessità di una politica coordinata. Se da un lato le telecamere e i varchi sono ormai onnipresenti, il vero nodo resta il presidio umano: difficile garantire un controllo h24 quando i piccoli Comandi faticano a trattenere gli agenti, attratti da carriere più stimolanti in contesti più grandi.

Oltre alla repressione, è emerso con forza il tema dell’educazione e della partecipazione cittadina. Tra chi invoca un maggior ricorso al controllo di vicinato per trasformare la segnalazione in presidio sociale e chi punta su politiche giovanili, la strategia comune sembra orientata verso una gestione sovracomunale. L’idea di unire le forze per gestire non solo le emergenze, ma anche i bandi e le dotazioni tecnologiche, rappresenta l’unica strada percorribile.

L’incontro ha tracciato una rotta chiara per il futuro dell’Adda Martesana: il passaggio dalla gestione dell’emergenza a una pianificazione strutturale di distretto. Solo attraverso l’unione delle risorse e la condivisione delle tecnologie sarà possibile dare risposte concrete ai cittadini, garantendo che la percezione di sicurezza coincida con una presenza reale, costante e coordinata su tutto il territorio.

Le testimonianze dei sindaci

Il primo cittadino di Carugate pone l’accento sulla frustrazione di chi amministra senza avere poteri d’intervento immediati su fenomeni di disturbo della quiete pubblica.

Si parla di telecamere come presidio fondamentale, ma senza qualcuno che le monitori h24 restano strumenti a metà. A Carugate viviamo problemi concreti: in pieno centro ci sono gruppi di persone, sia minorenni sia adulti, che durante i weekend estivi urlano, urinano e danneggiano la proprietà pubblica fino all’alba. I cittadini chiedono risposte al sindaco, ma quali sono i nostri strumenti reali? Spesso le politiche giovanili da sole non bastano ad arginare certi comportamenti, specialmente quando coinvolgono persone adulte. Abbiamo bisogno di soluzioni operative e poteri più incisivi per garantire il decoro

ha detto Luca Maggioni.

La riflessione del sindaco di Pozzo d’Adda, Andrea Villa, si sposta sulla gestione del personale e sulla scarsa attrattività dei piccoli Comandi di Polizia Locale per i nuovi agenti.

La sicurezza passa dal senso civico, ma come amministratori dobbiamo fare rete per costruire progetti solidi, specialmente nell’ambito del Trezzese. Il problema è che spesso mancano gli strumenti umani: i piccoli Comuni non sono attrattivi per un agente di Polizia Locale. Un giovane agente vede scarse possibilità di carriera e rischi elevati, preferendo realtà più grandi. Ci troviamo con personale spesso avanti con l’età e meno professionalizzato per le sfide moderne. Dobbiamo rendere il territorio un luogo dove la professione sia valorizzata, altrimenti continueremo a subire il turn-over

Il punto di vista tecnico evidenzia il divario tra le aspettative della politica e i limiti imposti dalle normative.

Gli amministratori chiedono risposte immediate perché pressati dai cittadini, ma noi comandanti dobbiamo muoverci entro i binari rigidi della normativa. La sicurezza è un tema di competenza statale e questo limite ci condiziona quotidianamente. Mi preoccupa il fatto che spesso ci si aspetti da noi ciò che non ci è permesso fare. Siamo in un’area sensibile: qui anche una buca stradale non passa inosservata e diventa un problema di sicurezza percepita, a differenza di altre zone dove tutto scivola via. Mi auguro che si possa andare avanti con strumenti adeguati, perché operiamo in un contesto dove l’attenzione dei cittadini è altissima

ha detto Vincenzo Attardo, comandante della Polizia Locale di Vignate.