l'intervista

E’ l’ultimo partigiano: “Fu Don Secondo Marelli a rendermi antifascista”

La testimonianza di Mario Manzoni, 99enne di Cernusco sul Naviglio, che diede il proprio contributo alla Liberazione

E’ l’ultimo partigiano: “Fu Don Secondo Marelli a rendermi antifascista”

Prima ha lottato per restituire la libertà alla sua città, poi si è impegnato per ricostruire la comunità. Mario Manzoni, 100 anni il prossimo 27 giugno, è la memoria storica di Cernusco sul Naviglio.

Diciottenne durante i giorni della Liberazione, Manzoni non è solo un testimone della Resistenza, ma l’uomo che nel Secondo dopoguerra ha gettato le basi del tessuto sociale fondando l’Avis, il Cai e facendo vivere ai giovani dell’oratorio la prima esperienza di campeggio della loro vita.

Le radici dell’antifascismo tra i banchi dell’oratorio

Il suo antifascismo è nato grazie ai dialoghi con don Secondo Marelli, che, dall’estate del 1941 fino alla fine del 1943, fu responsabile dell’oratorio maschile e, dal 1942 al 1943, dell’Associazione Giovani di Azione Cattolica “Constantes” di Cernusco (grazie a lui l’oratorio Sacer è uno dei Luoghi della memoria).

Si iniziò a parlare del fascismo e dell’antifascismo e poi la cosa è venuta poco a poco, da sola, ragionando con la mia testa. Io premetto: non sono un partigiano combattente, perché ho imbracciato le armi dal 25 aprile al 9 maggio.

Mi dissero: “Mario sei un amante della bicicletta, conosci le strade secondarie, il tuo mestiere è quello di portare i dispacci”

Ha raccontato Mario

Il peso della clandestinità

Consegnare messaggi clandestini senza farsi scoprire dai fascisti era una grande responsabilità e richiedeva la massima attenzione.

Come segno di riconoscimento avevo una banconota tagliata in due. Io dovevo consegnare il messaggio a chi aveva la seconda metà di quella che tenevo in tasca.

La vita dei partigiani era una vita caratterizzata dalla clandestinità, dove spesso il proprio spirito antifascista doveva essere soffocato con grande sacrificio:

Ero bravo a nuotare e vinsi diverse gare, quindi ci fecero una foto di gruppo alla fine di una competizione e fui costretto a fare il saluto romano.

Come se non bastasse, la foto fu esposta nella sede del partito fascista.

Quando ci fu la Liberazione andai subito a recuperare la foto e la distrussi. Sono stato uno dei primi devastatori della sede: presi il busto di Mussolini e lo buttai nel Naviglio, poi con martello e scalpello colpii i fasci in cemento che erano esposti

Il giorno della Liberazione

Nei giorni più concitati della guerra, riuscì anche a recuperare delle armi.

A Increa i militari erano scappati e io presi due moschetti e una mitragliatrice.  La mitragliatrice la nascosi sotto un ponte e poi la consegnai ai compagni più esperti, i moschetti invece li riposi nel mio solaio.

Quando arrivò il giorno della Liberazione mi dissero: “Mario, domani tira fuori tutto e vieni all’appuntamento”.

Il giorno dopo attraversai piazza Matteotti in bicicletta con i miei fucili. Lì c’erano dei tedeschi ma non mi fermarono, non si aspettavano che qualcuno potesse passare di lì con tanta naturalezza.

Gli occhi azzurri di Mario si sono coperti da un velo nel ricordare quei giorni:

Mi reputo super fortunato perché ho manifestato l’antifascismo vero e non mi è successo niente, mentre altri sono finiti nei campi di concentramento.

Mi viene da piangere pensando a ragazzi come Cesare Riboldi e Luigi Mattavelli: mancava poco alla Liberazione ma trovarono la bestia più bestia che li ha uccisi

Ricostruire la comunità: Avis, Cai e il primo campeggio

Finita la guerra, l’impegno di Mario si è orientato sulla ricostruzione, anche sociale:

L’Avis è nata perché un amico doveva essere operato e serviva sangue. Siamo andati in quattro all’ospedale Niguarda a donare e poi abbiamo detto: “Facciamo una sottosezione a Cernusco”.

Per il Cai è stato lo stesso: andavo ai campeggi con la sezione di Milano e poi ho pensato di farne una qui perché mi piaceva camminare.

Anche il primo campeggio in oratorio è nato così: l’ingegner Tricella mi propose di organizzarlo per i giovani, ne abbiamo parlato con il don e le cose si sono sviluppate automaticamente

Il riconoscimento della città

Sabato 25 aprile, la sindaca nel suo discorso lo ha ringraziato pubblicamente per tutto quello che Mario Manzoni ha fatto per Cernusco:

Quando la sindaca mi ha ringraziato mi sono sentito soddisfatto, ma per me tutto questo è la normalità. Doveva essere così

  1. Da sinistra: Piero Sirtori, Felice Frigerio e Mario Manzoni