cambiamento importante

Polemica sulla cessione in concessione della gestione dell’asilo nido comunale

Scontro tra maggioranza e minoranza. Le opposizioni: "Rinunciato al controllo diretto su un altro pezzo di welfare locale"

Polemica sulla cessione in concessione della gestione dell’asilo nido comunale

Battaglia tra minoranza e maggioranza sull’asilo nido comunale. A Cassano d’Adda imperversa la polemica politica sulla scelta dell’Amministrazione di non affidare più il servizio in appalto, ma in concessione. Non una semplice questione formale per tecnici, ma un passaggio rilevante che affida al privato l’intero onere della fornitura del servizio.

La decisione è stata assunta martedì 28 aprile 2026 dal Consiglio comunale con i soli voti della maggioranza.

Le critiche della minoranza

Se la maggioranza sostiene giustificando la decisione con il rischio operativo e il rischio di impresa, oltre che a aumento dei posti, innovazione e tutela dei lavoratori, i gruppi di minoranza Partito democratico, Cassano etica ecologista e Cassano obiettivo Comune hanno fortemente contestato la scelta, portando alcune argomentazioni puntuali:

  • Assenza del rischio di impresa. Con la concessione l’onere della riscossione dei crediti non grava sull’Amministrazione, ma sul concessionario. A differenza di altri servizi a domanda individuale però, quello dell’asilo nido è finanziariamente solido con un tasso di riscossione delle rette nel 2024 ha toccato la quota record del 100%.  “Quindi l’affermazione a supporto della scelta non è confermata”, dicono le minoranze.
  • “Una copertura del fabbisogno delle famiglie ferma al 32% che ci conferma che la saturazione della struttura è matematicamente garantita. Quindi l’affermazione a supporto della scelta è falsa in quanto il nido da sempre ha una lunga lista di attesa che di fatto
    annulla il rischio operativo di avere posti vuoti”.
  • Il numero dei posti: per le minoranze l’innovazione progettuale e la tutela dei lavoratori sono tutte clausole che possono essere inserite anche in un normale contratto di appalto quindi anche queste giustificazioni crollano e non hanno fondamento.

“Mancanza di coinvolgimento”

Un altro tema portato dalle minoranze è che la delibera sarebbe passata senza un vero processo di ascolto e coinvolgimento del Comitato di Partecipazione nonostante i dubbi sollevati sui pareri contabili preventivi già da novembre in occasione della commissione Servizi che aveva portato poi allo stop della delibera.

Così la consigliera dem Arianna Moreschi:

In conclusione possiamo affermare che per noi l’operazione é una svendita del patrimonio sociale cassanese e a questo punto possiamo solo sperare che il futuro gestore non si limiti a far quadrare i conti tecnici imposti dalla delibera, ma riesca a preservare quel presidio educativo e sociale che la politica ha deciso di abbandonare senza coraggio.

“Una scelta che mette al sicuro le famiglie”

Di tutt’altro avviso l’Amministrazione che invece ha definito la scelta ponderata e di buon senso. Così l’assessora alla Scuola Rosetta Stavola:

Anzitutto chiariamo che non siamo davanti a una privatizzazione né a una vendita di un servizio pubblico. Il nido resta pubblico, nelle regole, negli standard e nel controllo del Comune. Cambia il modello di gestione, con una scelta politica precisa: ridurre il rischio per l’ante e garantire maggiore stabilità e programmazione nel lungo periodo.

Sulla questione del rischio d’impresa aggiunge:

L’opposizione continua a sostenere che non esisterebbe un reale rischio operativo, limitando il ragionamento al tema degli insoluti, oggi bassi o quasi inesistenti. Ma il rischio operativo non è solo questo. Il rischio è anche legato all’aumento dei costi del personale, delle derrate alimentari, dell’energia, dei servizi e di tutto ciò che incide concretamente sulla sostenibilità della gestione.

E diciamolo con onestà: se oggi gli insoluti sono ridotti, è anche perché le famiglie beneficiano di importanti misure di sostegno, come i bonus statali e regionali, che in molti casi abbattono o azzerano la retta. Non è un dato strutturale né immutabile.

“Precarizzazione strutturale”

Secondo Stavola la concessione mette al riparo il personale e l’organizzazione del servizio da una precarizzazione strutturale:

Si continua a dire che bisognava lasciare l’appalto perché “ha sempre funzionato”. Ma funzionato per chi? Perché se il servizio è stato di qualità, il merito è stato prima di tutto degli educatori e di tutto il personale della loro professionalità e del loro senso del dovere.

Educatori che per anni hanno lavorato con un contratto collettivo che ha garantito condizioni economiche e normative inferiori, tanto che l’ultimo rinnovo non è stato sottoscritto da importanti sigle sindacali. A questo si aggiunge una precarizzazione strutturale: ogni due o tre anni una nuova gara, nuove incertezze, nuove preoccupazioni per chi lavora.

Criticano poi la scelta della concessione sostenendo di non comprenderla, soprattutto alla luce della previsione di una spesa di 50mila euro per manutenzioni straordinarie, che secondo loro avremmo dovuto inserire direttamente nella gara di concessione.

Anche qui emerge una lettura superficiale della questione: quelle risorse sono destinate a opere urgenti e necessarie per la sicurezza della struttura, interventi che devono essere eseguiti subito e che non possono essere rinviati ai tempi tecnici dell’aggiudicazione di una nuova gara. Pensare il contrario significa non avere piena contezza delle reali esigenze del servizio e delle priorità che un’amministrazione responsabile deve affrontare.

Con la concessione scegliamo invece un orizzonte lungo, stabile, programmato. Più continuità educativa per i bambini, più certezze per le famiglie, più stabilità per i lavoratori, meno esposizione ai rischi per il Comune.