25 aprile

Il 25 aprile riempie le piazze: “Questa non può essere una festa divisiva”

Tricolori alle finestre e sui balconi, la banda cittadina e le istituzioni in piazza per celebrare il valore della libertà e la fine del regime nazi-fascista

Il 25 aprile riempie le piazze: “Questa non può essere una festa divisiva”

Il 25 aprile 1945 i nazisti e i fascisti abbandonarono le città di Torino e Milano, sancendo de facto la loro resa. Da allora il 25 aprile è festa nazionale in tutta Italia e si ricorda la liberazione dall’oppressione e la fine della guerra. Anche la città di Melzo oggi ha festeggiato l’81° anniversario di questa data importantissima per tutta la nazione.

Il corteo nei luoghi della memoria

Dopo la Messa celebrata dal prevosto don Renato Fantoni nella chiesa prepositurale di Sant’Alessandro si è formato un corteo con in testa la Filarmonica di Melzo seguita dalle autorità cittadine e, a ruota, da associazioni d’arma e cittadini. Il biscione ha attraversato le vie del centro per fermarsi una prima volta in via Martiri della Libertà di fronte alla sede dell’Acli. Qui il sindaco Antonio Fusè e il comandante della Polizia Locale Ugo Folchini hanno reso onore alla lapide che ricorda due operaie della Galbani vittime di rappresaglia il giorno successivo alla Liberazione.

La marcia, scandita dalla musica della banda, è proseguita risalendo via Martiri della Libertà fino alla pietra d’inciampo posta di fronte alla casa di Domenico Virginio Dossi, melzese deportato e morto in un campo di concentramento. La penultima tappa infine in via Dante dove è posta, su un lato di Palazzo Trivulzio, una targa in memoria dei partigiani caduti in guerra. Il corteo quindi ha poi raggiunto piazza della Vittoria dove è stata posta una corona di fiori alla base del monumento ai caduti.

Un monito per il presente

In piazza la cittadinanza presente ha formato un grande semicerchio che abbracciava – idealmente e fisicamente – il monumento stesso e ha intonato a pieni polmoni l’Inno di Mameli. Qui è intervenuto il sindaco Antonio Fusè che nel suo discorso ha sottolineato in particolare l’attualità di questa commemorazione:

Il 25 aprile rappresenta il coraggio di chi ha scelto di non piegarsi, di chi ha resistito anche nei momenti più bui mettendo a rischio la propria vita per restituire dignità e futuro alle generazioni che sarebbero venute dopo. Partigiani, militari, donne, uomini, comuni, storie diverse unite però da un unico grande ideale: la libertà. Anche la nostra comunità di Melzo porta dentro di sé i segni e la memoria di quel tempo; le nostre vie, i nostri luoghi, i nomi incisi sulle lapidi ci ricordano che la storia nazionale è fatta anche di storie locali, di persone che vivevano dove oggi viviamo noi e che hanno fatto scelte difficili, a volte eroiche. A loro oggi va il nostro sincero ringraziamento. Ricordare significa anche comprendere e comprendere significa assumersi una responsabilità. I valori che nacquero dalla Resistenza sono diventati i pilastri della nostra Costituzione: libertà, uguaglianza, giustizia, rispetto della persona, rifiuto di ogni forma di violenza e sopraffazione. Sono principi che non possiamo dare per scontato, la libertà infatti non è mai definitiva, è una conquista che va difesa ogni giorno con impegno, consapevolezza e partecipazione. Viviamo in un tempo complesso segnato da cambiamenti profondi, tensioni e nuove sfide sociali e culturali. Proprio per questo il messaggio del 25 aprile è più attuale che mai. Ci invita a non essere indifferenti, a non voltare lo sguardo di fronte alle ingiustizie e a costruire una comunità fondata sul rispetto reciproco, sul dialogo e sulla solidarietà

Il primo cittadino ha poi lasciato la parola alla presidente della sezione locale dell’Anpi, Demetra Dossi:

Qualche settimana fa sotto una foto postata su Instagram qualcuno i ha scritto: “I partigiani sono ormai quasi tutti morti, che senso ha l’Anpi di esistere?”. Se l’Anpi fosse un’associazione di reduci avrebbe ragione ma l’Anpi non è mai stata solo questo, è nata per costruire una memoria e oggi, proprio perché i testimoni non ci sono quasi più, quel lavoro è più che mai necessario. Sentiamo sempre più spesso parlare di pacificazione: il presidente del senato La Russa equipara i caduti di Salò ai partigiani mentre Vannacci dice che finchè il 25 aprile resterà una festa divisiva lui commemorerà San Marco. Ebbene, il 25 aprile non è solo la festa dei partigiani e non è nemmeno la festa di quelli di sinistra; il 25 aprile è la festa di tutti, rappresenta la fine della guerra e dell’oppressione, rappresenta la sconfitta del nazifascismo, è divisiva solo per chi è fascista. Quella che chiamano pacificazione è un tentativo di equiparazione ma la storia non è una partita in cui entrambe le squadre meritano rispetto solo perché sono scese in campo. Da una parte c’erano persone che combattevano per liberare l’Italia, dall’altra chi quella dittatura la difendeva, chi collaborava con un regime che torturava, fucilava e deportava ebrei, rom, omosessuali, oppositori e chiunque osasse resistere. Pertini diceva che la libertà è come l’aria, ci si accorge di quanto vale quando inizia a mancare. Ecco, facciamo in modo che quest’aria non manchi. Viva la Repubblica, viva l’Italia antifascista