SANITÀ

Rischio medici in fuga: l’allarme della Fimmg contro il Decreto Schillaci

"La preoccupazione concreta è che molti medici di famiglia possano abbandonare la professione, aggravando ulteriormente la carenza di presidi sul territorio"

Rischio medici in fuga: l’allarme della Fimmg contro il Decreto Schillaci

Il mondo della medicina generale è in fermento e il grido d’allarme parte proprio dal cuore della Martesana. Anna Carla Pozzi, medico di base a Pioltello e Segretario provinciale della Fimmg Milano (Federazione italiana medici di medicina generale), ha espresso una netta e dura opposizione alla bozza del nuovo Decreto Schillaci presentato alle Regioni.

I rischi della riforma

La riforma, che mira a riorganizzare l’assistenza territoriale, rischia secondo il sindacato di produrre l’effetto opposto: uno svuotamento degli ambulatori di quartiere e una fuga di massa dei professionisti.

Il punto più critico della riforma riguarda l’aumento dell’impegno orario dei medici di medicina generale all’interno delle Case di Comunità. Per la dottoressa Pozzi, questa mossa colpirebbe duramente la capillarità del servizio:

Oggi molti cittadini si trovano già in difficoltà, privati di un punto di riferimento essenziale come il medico di famiglia: una figura che non solo cura, ma accompagna e sostiene anche sul piano umano e sociale. La capillarità degli studi medici e la loro accessibilità (soprattutto per anziani e soggetti fragili) rappresentano un pilastro fondamentale del nostro sistema sanitario

ha dichiarato Anna Pozzi

Verso una “medicina dei poveri”?

L’analisi della segretaria Fimmg non si ferma all’aspetto logistico, ma tocca la qualità dell’assistenza. Il timore è che la centralizzazione nelle Case di Comunità crei una sanità a due velocità con tempi di risposta più lunghi a causa dello spostamento delle ore ambulatoriali e disuguaglianze sociali.

Non possiamo perdere di vista il principio di sussidiarietà, che nella medicina generale trova una delle sue espressioni più efficaci. Al contrario, l’ipotesi di un aumento dell’impegno orario all’interno delle Case di Comunità rischia di allungare i tempi di risposta, penalizzando i cittadini proprio nel momento del bisogno. La preoccupazione concreta è che, qualora il decreto venisse approvato, molti medici di famiglia possano abbandonare la professione, aggravando ulteriormente la carenza di presidi sul territorio. Vi è inoltre il rischio di creare, all’interno delle Case di Comunità, una distinzione inaccettabile tra cittadini, con la possibile deriva verso una “medicina dei poveri” che aumenterebbe le disuguaglianze sociali

La richiesta

La posizione della Fimmg Milano è di totale contrarietà:

Riteniamo imprescindibile partire dall’ascolto dei territori e da una reale comprensione dei bisogni sanitari dei cittadini, per costruire risposte concrete ed efficaci

ha concluso Pozzi