L'addio

La Libreria Tarantola chiude dopo 160 anni di storia

L'annuncio dato con un post sui social: "E' giunto il momento di dedicarsi a nuovi progetti e a vecchie passioni"

La Libreria Tarantola chiude dopo 160 anni di storia

La Libreria Tarantola di Sesto San Giovanni, “porto sicuro” per tanti lettori e appassionati, chiude i battenti dopo oltre un secolo e mezzo di storia.

La Libreria Tarantola saluta i suoi lettori

L’annuncio è stato dato dalla stessa libreria, guidata da Giorgio e Roberto, con un post pubblicato sui social questa mattina, venerdì 24 aprile 2026.

“Esistono luoghi che rappresentano le bussole del nostro territorio, custodi di una storia che appartiene a tutti noi – ha sottolineato il sindaco sestese Roberto Di Stefano, appena appresa la notizia – Dopo oltre 160 anni di storia ininterrotta e aver dedicato una vita intera alla cura di questo tempio della cultura, la Libreria Tarantola ha scelto di chiudere. Si tratta di una decisione maturata per ragioni strettamente personali che consentiranno a Giorgio di intraprendere nuove e luminose strade, decisione che rispetto profondamente”.

Le radici a metà Ottocento

Una vera istituzione che affonda le radici a metà Ottocento.

“Parliamo di una realtà che ha portato il nome di Sesto nel mondo: è stata eletta Migliore libreria d’Italia, un riconoscimento che testimonia passione, impegno e dedizione e che ha portato a Sesto i grandi della letteratura – ha aggiunto Di Stefano – La Libreria Tarantola ha attraversato tre secoli di storia, è la famiglia dei librai originaria di Pontremoli che, negli anni Cinquanta, ha dato vita al Premio Bancarella. Proprio per questo impegno instancabile, nel 2019 abbiamo voluto omaggiarla con il Sesto d’Oro, la nostra massima benemerenza civica. Sapere che quelle luci si spegneranno, mi commuove. Ma, come sempre, per ogni capitolo che si chiude, ce n’è uno nuovo pronto per essere scritto… A nome di tutta l’Amministrazione ringrazio Giorgio e Roberto per aver reso Sesto una ‘Città che legge’, titolo nazionale che abbiamo guadagnato anche grazie alle innumerevoli collaborazioni messe in campo. Buona fortuna per il vostro nuovo cammino”.

“Una perdita importante per tutta la comunità”

“La chiusura della libreria rappresenta una perdita importante per tutta la comunità, perché quando si spegne una libreria si indebolisce anche il tessuto culturale di una città – hanno sottolineato dal Partito Democratico sestese – Allo stesso tempo, vogliamo ringraziare chi ha portato avanti questa esperienza con dedizione e amore per tanti anni, e augurare loro il meglio per i nuovi progetti futuri. Sesto perde un luogo simbolo, ma conserva il valore di ciò che quella storia ha rappresentato. Sta anche a noi continuare a difenderlo e coltivarlo”.

“Necessaria una riflessione pubblica”

“Dopo oltre un secolo di attività, la Libreria Tarantola di Sesto San Giovanni si appresta ad abbassare definitivamente la saracinesca – hanno osservato, in una nota congiunta, Azione,  Lista civica Giovani Sestesi, Italia Viva e Lista Popolare X Sesto – Non si può non constatare che la chiusura rappresenta una perdita significativa che va ben oltre la dimensione commerciale. Di fronte a ciò, emerge una domanda che interpella tutta la comunità: quale sarà il futuro di questo spazio? Esiste la volontà, da parte di istituzioni o soggetti privati, di raccogliere questa eredità e proseguire un’esperienza così significativa? Oppure assisteremo, ancora una volta, alla perdita silenziosa di un presidio culturale e un punto di riferimento sociale, oltretutto al centro di Sesto, come già accaduto in passato? È necessario aprire una riflessione pubblica sul valore dei luoghi della cultura e sul loro ruolo nelle trasformazioni urbane. La progressiva scomparsa di questi spazi rischia di impoverire la vita sociale e culturale della città, lasciando un vuoto difficilmente colmabile. La città merita di più. E la cultura merita di restare al centro. Su questo l’impegno deve essere pieno e convinto anche da parte della politica, al di là delle mere questioni commerciali e imprenditoriali”.