verso il 25 aprile

Omicidio politico o caduta accidentale? Dopo 102 anni la verità su Martino Viganò, ucciso dai fascisti

Lo storico di Cernusco sul Naviglio Mauro Raimondi svela oggi, sabato 11 aprile, in biblioteca i retroscena del caso. Nel 1924 la Procura archiviò tutto come "morte accidentale"

Omicidio politico o caduta accidentale? Dopo 102 anni la verità su Martino Viganò, ucciso dai fascisti

Secondo gli atti della Procura reale dell’epoca, Martino Viganò, nato a Cernusco sul Naviglio, e morto in circostanze controverse,era ubriaco. Stava cercando di arrampicarsi su una finestra per importunare una donna quando cadde rovinosamente, fracassandosi il cranio.

Il suo corpo fu trovato senza vita il 29 aprile 1924 nei pressi della Corte Cordini in via Briantea (poco dopo il luogo dove oggi si trova la cooperativa sociale La Girandola, venendo da via Manzoni). L’inchiesta venne archiviata come morte accidentale.

La svolta: un omicidio politico

Dopo 102 anni, Mauro Raimondi ha ricostruito una verità diametralmente opposta. Ne parlerà oggi, sabato 11 aprile 2026, durante un incontro che si terrà in biblioteca. A insospettirlo sono stati gli storici Giorgio Perego e Silvia Mandelli, che nei loro libri sulla storia di Cernusco avevano accennato a una morte strana.

Mi sono incuriosito e sono andato ad approfondire

spiega Raimondi. Le sue ricerche hanno portato alla luce documenti d’archivio che raccontano ben altra storia: Martino Viganò fu assassinato da una squadra di fascisti.

Le cronache dell’epoca e l’insabbiamento

Lo storico ha avuto la fortuna di consultare l’archivio del Corriere della Sera e dell’Avanti! di quegli anni, conservato da un amico. Il primo articolo lasciava intendere che Viganò era stato ucciso da colpi alla testa. Ma già negli articoli successivi era partita la “macchina del fango”: la versione della caduta da ubriaco aveva preso il sopravvento.

La moglie di Viganò presentò un esposto alla Procura, portando anche un testimone che quella notte aveva visto tre persone trascinare un carretto con sopra un cadavere. La donna dichiarò di sapere che gli assassini erano fascisti e di conoscerne anche i nomi. Poco dopo, però, il testimone ritrattò. Il caso fu archiviato.

Il contesto: il 1924, l’anno di Matteotti

Per capire la vicenda, occorre ricordare il clima di quegli anni. I Fasci di combattimento erano nati nel 1919. Tra il 1919 e il 1921 il Biennio rosso aveva portato scioperi e violenze. Nel 1922 la Marcia su Roma aprì la strada allo squadrismo.

Il 1924 fu un anno caldissimo. Le elezioni videro la vittoria del Partito fascista. Il 10 giugno di quell’anno una squadraccia uccise il deputato socialista Giacomo Matteotti. L’omicidio di Viganò avvenne prima, in quello stesso clima di intimidazione.

🎗️ «Voleva cantare Bandiera rossa il primo maggio»

Ancora Raimondi:

Martino Viganò non era un attivista politico, da quanto risulta. Sembra però che in quel clima di dibattito acceso avesse annunciato di voler festeggiare l’1 maggio e di voler andare in piazza a cantare Bandiera rossa.

La sera in cui perse la vita, Viganò era diventato da poco papà e aveva festeggiato con gli amici. Un particolare che rende ancora più drammatica la vicenda.

L’incontro di oggi pomeriggio

Nell’incontro fornirò molti dettagli e soprattutto parlerò del clima che si viveva negli anni Venti a Cernusco

anticipa lo storico

Ci sono poi altri aspetti che vorrei approfondire, ricercando i documenti dell’epoca, ma non ho ancora avuto tempo. Mi riservo di farlo in futuro.

Martino Viganò diventa così, a tutti gli effetti, l’unico cernuschese di cui si abbia conoscenza ucciso da una squadraccia fascista. Un caso che potrebbe aprire nuovi scenari per rinnovarne la memoria.

I dettagli dell’incontro

L’incontro di oggi rientra nell’ambito di una rassegna dal titolo “I colori del 25 aprile” per celebrare la festa della Liberazione.

  • Data: sabato 11 aprile

  • Ora: 16

  • Luogo: Biblioteca di via Fatebenefratelli

  • Organizzazione: Associazione culturale Futura

  • Ingresso: libero