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Addio a Gaddo Mantovani: il Judo Club Cernusco piange il suo fondatore

Maestro benemerito e figura storica dello sport cittadino, ha dedicato la vita all'insegnamento del judo e dei valori umani

Addio a Gaddo Mantovani: il Judo Club Cernusco piange il suo fondatore

La comunità di Cernusco sul Naviglio e il mondo del judo piangono la scomparsa a 82 anni di Gaddo Mantovani, Maestro benemerito e anima fondatrice del Judo Club. Nato a Ostiglia e trasferitosi da giovane in città, Mantovani aveva iniziato lavorando con i ragazzi come bagnino nella piscina comunale, prima di decidere di fondare un’associazione sportiva dedicata alle arti marziali.

Una vita per il tatami

Gaddo ha portato l’associazione appena nata, nel 1971, nelle case, distribuendo personalmente i volantini nelle cassette della posta. In quegli anni conobbe Giordano Tresoldi e Leonardo Manfredi, con i quali ha guidato il club per decenni come una “macchina ben oliata”, costruendo una realtà solida e rispettata che con il supporto costante delle rispettive famiglie ha ottenuto l’onorificenza del Gelso d’Oro.

Amava questo sport e la sua squadra; finché ha potuto, anche quando ha avuto bisogno di aiuto, lui è sempre stato qui – lo ha ricordato con affetto Garufi Maria (moglie del socio Tresoldi scomparso lo scorso anno) volontaria nell’associazione da sempre – Sotto la sua ala, generazioni di atleti sono cresciute, raggiungendo la cintura nera. Qualcuno dai bambini che allenò, ora sono qui come Maestri.

Un esempio per tutti

Non solo tecnica, ma soprattutto valori. Marco Pedrazzi, attuale maestro e vicepresidente dell’associazione, ne ricorda l’eredità umana:

Il suo insegnamento è stato un esempio di rispetto, ordine ed educazione. Ci ha insegnato a non arrenderci mai e a rialzarci dopo ogni caduta per fare meglio. Valori che servono nella vita e per i quali lo ringrazio”.

Tra i ricordi più cari spicca il Trofeo di Judo di Cernusco, una competizione di rilievo nazionale che vedeva la partecipazione di grandi campioni come Ezio Gamba. Il premio per il vincitore era una scultura raffigurante due atleti del celebre artista Meloniski. Gaddo era stimato anche per la sua sensibilità verso i più fragili: con pazienza e perseveranza ha aiutato molti bambini a superare difficoltà motorie e relazionali. Un impegno ricordato con commozione durante i funerali celebrati lunedì 30 marzo presso la chiesa di Santa Maria Assunta.

La speranza per il futuro dell’associazione

Per la sua associazione però Gaddo aveva un sogno che ancora non si è realizzato. Un appello che andrebbe ascoltato, mosso da chi ha dedicato al sacrificio e alla passione per il judo la sua vita.

Allenarsi in spazi in affitto solo per pochi pomeriggi rende difficile il percorso agonistico”, ha spiegato Pedrazzi. Il segretario Giorgio Tresoldi ha aggiunto: “Ogni volta dobbiamo montare e smontare il tatami. In ogni trasloco Gaddo e i suoi soci intervenivano personalmente per riadattare gli spazi, un lavoro fatto per puro amore dello sport. Oggi molti dei nostri trofei e ricordi sono sacrificati per mancanza di spazio.