La sentenza

Discoteca abusiva, il Tribunale annulla una parte dell’ordinanza: “Mettere limiti orari va contro la Costituzione”

Le motivazioni che hanno spinto il Tar ad accogliere, parzialmente, il ricorso presentato dai gestori dello Spazio Vimo (ex Mala Vida) di Vimodrone

Discoteca abusiva, il Tribunale annulla una parte dell’ordinanza: “Mettere limiti orari va contro la Costituzione”

Stabilire delle limitazioni orarie allo svolgimento delle attività lede il diritto costituzionale stabilito dall’articolo 18: “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale”.

“Le limitazioni orarie sono anticostituzionali”

Con questa motivazione il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha recentemente annullato la parte dell’ordinanza sindacale, emessa a novembre 2025, che imponeva allo Spazio Vimo di Vimodrone, in via dell’Artigianato, l’ex Mala Vida, un tassativo orario di apertura dalle 8 alle 22. Questo per tagliare alla radice la lunga scia di problemi di ordine pubblico: dagli schiamazzi alle aggressioni tra clienti dentro e fuori il capannone, passando per gli episodi di ubriachezza molesta.

L’ordinanza anti “mala-movida” del sindaco

La restante parte del provvedimento emesso in autunno dal sindaco Dario Veneroni resta a tutti gli effetti valida, con il compito assegnato alle Forze dell’ordine (Carabinieri e Polizia Locale) di controllare che venga rispettata.

A presentare ricorso contro l’ordinanza è stata proprio Spazio Vimo Aps, che aveva chiesto al Tar di annullarla in toto per una serie di motivazioni, in gran parte respinte dai giudici.
Tra le drastiche misure imposte all’ex Mala Vida (punto di riferimento e ritrovo per le comunità di latinoamericani dell’hinterland), l’obbligo di chiusura alle 22 e il divieto di organizzare «intrattenimenti musicali, danzanti o di pubblico spettacolo, salvo il rilascio delle prescritte licenze di pubblica sicurezza». A ciò si sono poi aggiunti l’inibizione della Scia presentata dall’associazione per la somministrazione di alimenti e bevande e l’obbligo di consentire l’accesso allo Spazio Vimo solo ai soci, previa identificazione degli stessi. Questo per il fatto che Spazio Vimo è in realtà un club.

Cosa avevano accertato le Forze dell’ordine

Dagli accertamenti della Polizia Locale e dei Carabinieri è risultato che l’attività svolta nel capannone “si configura come prosecuzione di fatto di quella precedentemente esercitata dal Mala Vida, già destinataria di procedimenti sanzionatori per violazioni del Tulps (il Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza) e del Codice penale”, ha evidenziato Veneroni nel dispositivo di novembre.
Di fatto, quindi, secondo quanto verificato dalle Forze dell’ordine, si riproponevano le stesse dinamiche contestate al Mala Vida, all’interno del quale (nonostante fosse formalmente un club privato) potevano entrare tutti, a prescindere dal possesso o meno delle tessera da socio.

Cosa il Tar ha deciso di annullare e cosa è rimasto

L’architrave generale dell’ordinanza è rimasto in piedi, come pure la scelta di Veneroni di intervenire con un provvedimento contingibile e urgente.

“È evidente come il Comune abbia agito al fine di evitare la prosecuzione dell’attività della ricorrente, ritenendo che la stessa, in base agli elementi istruttori raccolti, fosse illegittima”, ha sottolineato il Tar nella sentenza.

Che Spazio Vimo e l’ormai ex Mala Vida siano collegati a doppio filo lo confermano diversi aspetti. Tra questi, “la coincidenza della sede, via dell’Artigianato 18, il qualificato rapporto dei dirigenti (l’attuale presidente di Spazio Vimo era vicepresidente di Mala Vida ed è il coniuge dell’ex presidente di Mala Vida) e l’utilizzo della medesima struttura logistica e della stessa denominazione commerciale “Mala Vida” nelle comunicazioni al pubblico”, hanno proseguito dal Tribunale.

Tutto bene, quindi, fino a quando però si giunge all’aspetto dell’orario.

“La limitazione imposta non risulta giustificata in base ai presupposti indicati nella clausola costituzionale e quindi si risolve in definitiva nella lesione del diritto di associazione dei soci”, si legge ancora nella sentenza, che ha poi stabilito la compensazione tra le parti delle spese legali.

Lo statuto di Spazio Vimo indica tra gli scopi dell’associazione “la promozione della cultura, della storia, delle tradizioni, del folklore e della tipicità del Perù e dei Paesi dell’America Latina, oltre che della musica e delle danze di varia natura ed etnia”. Peccato che questo si sia trasformato in lunghe “maratone” in una discoteca non autorizzata, con abuso di alcol, scazzottate e in notti insonni per i residenti di Cascina Burrona.