Alla Fondazione Piseri ci sono sere in cui la musica non si limita a riempire le stanze: le spalanca, ci entra dentro come un vento antico e accende la storia. È una scuola che, quando decide di aprire le porte, non lo fa mai per caso: lo fa per condividere, per restituire, per trasformare un gesto musicale in un gesto di comunità. Insomma, un’eccellenza di cui Brugherio può andare fiero.
Il clavicembalo protagonista alla Fondazione Piseri
Domenica 15 marzo l’ospite speciale era un clavicembalo che dopo anni di silenzio educato, è tornato a parlare. Brillante, rapido, capace di pizzicare il tempo più che le corde, ha trasformato un pomeriggio qualunque in un viaggio dentro la memoria del suono. È uno strumento vero, artigianale, costruito dal maestro Carlo Mascheroni e donato alla scuola dalla famiglia Valli di Brugherio. Per anni ha abitato un salotto domestico, ascoltando conversazioni, respiri, stagioni. Ora, alla Piseri, torna a respirare lui: vibra, racconta, si offre a nuove mani e a nuovi studi.
Ed è qui che la generosità diventa musica. Perché un dono così non è solo un oggetto che cambia casa: è un gesto che allarga la comunità, che mette un patrimonio privato nelle mani di chi impara, di chi insegna, di chi ascolta. È un “prendete, suonate, fate vostro” che la Piseri accoglie, custodisce e restituisce ai suoi allievi e alla città
hanno commentato dalla fondazione. A guidare il pubblico c’era il maestro Iacopo Rossi, un giovane con quella rara capacità di trasformare la complessità in un viaggio leggero. Ha presentato il clavicembalo, spesso popolarmente riconosciuto il “nonno elegante” del pianoforte: forse stessa famiglia, ma caratteri decisamente diversi.
Il pianoforte canta, il clavicembalo scintilla. Il primo abbraccia, il secondo pizzica. Due mondi che si guardano da lontano, riconoscendosi – hanno proseguito – Quando Rossi apre lo strumento, la Piseri diventa un piccolo laboratorio teatrale: leve, salterelli, corde pizzicate… una meccanica semplice e geniale, che sembra magia. La sala, piccola e raccolta, si trasforma in una stanza del Settecento, con le pareti che ascoltano.
Poi Rossi ha giocato con Bach, alternando clavicembalo e pianoforte: due epoche, due caratteri, due modi di raccontare la stessa musica. È stata una serata semplice e luminosa: un clavicembalo che torna a parlare, una scuola che lo ascolta, una comunità che cresce attorno a un gesto di generosità.
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