La decisione

Morte di Hanna Herasimchyk, scarcerato il compagno accusato di omicidio

Accolta la richiesta degli avvocati della difesa. Marek Konrad Daniec, corriere polacco, va ai domiciliari. Il decesso risale al giugno di due anni fa, in un appartamento di via del Citra a Trecella

Morte di Hanna Herasimchyk, scarcerato il compagno accusato di omicidio

Marek Konrad Daniec, corriere polacco di 44 anni, accusato dell’omicidio della compagna, Hanna Herasimchyk, 46enne bielorussa, potrà lasciare il carcere, pur restando agli arresti domiciliari. Lo ha deciso la Corte d’Assise di Milano facendo seguito a una richesta avanzata dagli avvocati della difesa nelle scorse settimane.

Caso Herasimchyk, il compagno ai domiciliari

Il fatto incriminato risale al 13 giugno 2024, quando la donna venne trovata senza vita all’interno della sua abitazione di via del Citra a Trecella, frazione di Pozzuolo Martesana. A chiamare i soccorsi quella notte di giugno di due anni fa era stato proprio Daniec. Il polacco aveva raccontato di essere appena rientrato a casa dopo una trasferta di lavoro e di aver trovato Herasimchyk riversa sul pavimento, ormai senza vita. Venne poi arrestato a dicembre. Secondo gli investigatori, infatti, il rapporto tra i due era violento, anche se non erano mai state presentate denunce, e l’omicidio per strangolamento si sarebbe consumato proprio al culmine di una lite.

La perizia presentata dalla difesa

Poi, è arrivata una perizia della difesa a scompigliare le carte. Nel documento si sottolinea come non sarebbe possibile affermare con certezza che la 46enne sia stata strangolata da una persona o sia morta per soffocamento. L’analisi complessiva degli elementi acquisiti “non consentirebbe di raggiungere quella certezza processuale necessaria per affermare che la morte sia stata determinata dall’intervento di un’altra persona, attraverso un meccanismo di asfissia meccanica”. Per il perito Giorgio Alberto Croci la causa della morte sarebbe una miocardite di cui soffriva la donna.

Si è arrivati, quindi, a ieri, giovedì 26 febbraio, quando al Tribunale di Milano è giunto il via libera alla sostituzione della misura cautelare del carcere con gli arresti domiciliari, in attesa che l’iter processuale faccia il suo corso. In udienza sono stati ascoltati anche tre consulenti del pubblico ministero, che sostengono, al contrario della perizia, che sussistano elementi di una “asfissia” provocata “da terzi” e che potrebbe aver contribuito alla morte, date anche le lesioni “attorno a bocca e collo”.

I motivi che portarono all’arresto

Gli inquirenti, che scelsero di arrestare Daniec sei mesi dopo il ritrovamento del cadavere, a dicembre 2024, hanno sempre sostenuto la presenza di “gravi indizi di colpevolezza”, tra i quali un Dna “perfettamente compatibile” con quello dell’uomo trovato sotto le unghie della vittima, oltre ai tabulati telefonici e ai Gps del suo mezzo da lavoro che lo collocano nelle immediate vicinanze della casa in cui la donna è stata soffocata il giorno in cui il fatto è avvenuto (la notte tra l’11 e il 12 giugno). D’altro canto, però, il corriere polacco ha sempre respinto ogni accusa, professandosi innocente.