Polemica post partita

Giana-Union Brescia, tensione nel deflusso: tifosi di casa bloccati in tribuna

Le Forze dell'ordine hanno scelto di far uscire prima i tifosi ospiti, al contrario di quanto di norma accade negli stadi italiani. E non senza polemiche...

Giana-Union Brescia, tensione nel deflusso: tifosi di casa bloccati in tribuna

Quella di ieri, lunedì 2 febbraio, è stata una serata storta per i tifosi della Giana. Non solo per la sconfitta arrivata sul campo contro l’Union Brescia, ma anche e forse soprattutto per la gestione del deflusso dei tifosi al termine della gara, che ha sollevato non poche perplessità tra i sostenitori biancazzurri.

Tanto pubblico e nessun problema

L’incontro, valido per la 24esima giornata del Girone A di Serie C, ha attirato allo stadio Città di Gorgonzola una buona cornice di pubblico, considerando l’orario serale di un giorno lavorativo. Nello specifico, 1.593 spettatori, con un’ampia presenza bresciana: circa 700 nel settore ospiti e altri sparsi qua e là nei due settori casalinghi.

Durante la gara nessuna tensione. Cori da entrambe le parti, qualche torcia e un pensiero per i sette ultras del Paok, squadra greca, morti in un tragico incidente stradale durante una trasferta europea, sia dalla Tribuna Sud, gruppo ultras di casa, sia dal settore ospiti.

Il malcontento per la gestione del deflusso

A creare tensione e a far arrabbiare molti tifosi di casa è stata, invece, la gestione del deflusso del pubblico dopo il triplice fischio. È, infatti, prassi comune in tutti gli stadi d’Italia (ma anche d’Europa) lasciare in attesa i tifosi ospiti nel settore a loro riservato facendo prima defluire quelli di casa, in modo da evitare tensioni o problemi di ordine pubblico.

Ieri sera, però, a Gorgonzola non è andata così. Le Forze dell’ordine hanno deciso di tenere chiusi i cancelli della Tribuna Sud, settore casalingo, e di aprire quelli della Est, il settore ospiti, per far uscire i tifosi dell’Union Brescia. A quel punto, centinaia di tifosi della Giana si sono trovati a dover attendere almeno un quarto d’ora prima di poter tornare a casa. Una decisione insolita e che, di conseguenza, ha creato non poco malumore, tanto in loco quanto in Rete.