Di nazionalità libanese e in Italia da oltre vent’anni, di professione è un commerciante d’auto. È sposato, padre di un figlio affetto da una grave disabilità e ha chiesto di poter ottenere la cittadinanza italiana, che però gli è stata negata. Tra gli aspetti presi in considerazione, che hanno spinto il ministero dell’Interno a respingerla, c’è il fatto che l’Intelligence lo consideri “in rapporti con un’organizzazione terroristica”, per la quale avrebbe eseguito anche delle operazioni finanziarie di carattere internazionale.
La “spy story” del libanese che voleva diventare italiano
Ha quasi gli aspetti di una “spy story” la vicenda di un cittadino extracomunitario, residente a Cologno Monzese, che aveva presentato la richiesta di diventare italiano nell’ormai lontano 2016. Il provvedimento di diniego da parte del Viminale gli era stato notificato dal Municipio nel 2021 e solo nei giorni scorsi ha avuto un riscontro sul ricorso che aveva presentato al Tar del Lazio, che è stato respinto. Il tutto con l’obiettivo (invano) di annullare il rigetto da parte del dicastero.
Il “no” alla cittadinanza: “E’ in rapporti con un gruppo terroristico”
Il ministero dell’Interno aveva evidenziato “elementi che non consentano di escludere possibili pericoli per la sicurezza della Repubblica”. E poco importa, almeno per la vicenda al centro del contendere, se a carico dell’aspirante italiano non siano stati accertati “fatti penalmente rilevanti”. Questo perché il riconoscimento o meno della cittadinanza “si estende all’area della prevenzione dei reati”. E per un “no” può bastare “anche il semplice sospetto, purché fondato su elementi concreti acquisiti dagli organi di Intelligence – hanno spiegato i giudici amministrativi – L’ampia discrezionalità alla base del provvedimento di concessione della cittadinanza, irrevocabile una volta concessa, non rende irragionevole il diniego fondato sul sospetto di appartenenza a organizzazioni eversive o di pericolo per la sicurezza dello Stato, dal momento che lo stesso non potrebbe poi essere più espulso”.
Le risultanze dell’attività di intelligence
I contenuti della risultanze di Intelligence sono state coperte da segreto e classificate come “riservate”. Ma la controparte, per garantirle il diritto di difesa, è riuscita a prenderne comunque visione grazie a un’ordinanza dello stesso Tar, nella cui sentenza sono tanti gli omissis.
Il colognese di nazionalità libanese “ha ribadito la propria estraneità ai fatti, producendo documentazione bancaria e la visura camerale a dimostrazione della regolarità della propria attività commerciale”, hanno evidenziato dal Tribunale.
Il tentativo di “difesa” del commerciante d’auto
Ma nulla cambia per quanto riguarda la questione della cittadinanza.
“Le operazioni finanziarie rilevanti ai fini della sicurezza dello Stato non necessariamente si riflettono nella documentazione bancaria ordinaria e possono ben svolgersi attraverso canali non tracciabili o mediante altri soggetti – hanno proseguito i giudici – Inoltre non giova invocare l’incensuratezza e la lunga permanenza sul territorio italiano”, come pure “la circostanza che il ricorrente abbia un figlio affetto da grave invalidità. Il diniego di cittadinanza non comporta l’espulsione dal territorio nazionale, né preclude il diritto a permanervi regolarmente e a beneficiare delle prestazioni assistenziali a tutela del nucleo familiare”.