Il caso

Diventa senzatetto dopo le condanne per maltrattamenti e prova a ottenere un’altra casa popolare

E' andata male la battaglia legale avviata da un marito e padre violento di Cologno Monzese: non ha diritto a un alloggio d'urgenza

Diventa senzatetto dopo le condanne per maltrattamenti e prova a ottenere un’altra casa popolare

Alle spalle ha due condanne per maltrattamenti in famiglia, che lo avevano (necessariamente) costretto a lasciare l’abitazione di edilizia popolare nella quale ha vissuto assieme alla moglie e ai quattro figli. In primis perché era stato recluso in carcere, non potendo più rientrarvi dopo l’ultima sentenza a suo carico emessa dal Tribunale di Monza nel 2020. Da qui un peregrinare che lo ha visto passare dalla strada a dormitori pubblici di Milano, passando per ospitate provvisorie a casa di conoscenti.

Marito violento resta senza una casa

L’uomo (di origini nordafricane) al centro della vicenda ha vissuto a Cologno Monzese dal 2008 al 2020, anno in cui ha riportato la seconda condanna: prima in un alloggio in affitto sul mercato libero, poi in un altro di edilizia residenziale pubblica nel quale è rimasto la restante parte del nucleo familiare.

La richiesta di un altro alloggio popolare

Nel 2024 ha presentato domanda al Comune di Milano per poter accedere ai Sat, acronimo che sta per Servizi abitativi transitori. La domanda è stata respinta da Palazzo Marino, in quanto ritenuto “persona sola, in capacità lavorativa e senza fragilità” e alla luce “del numero esiguo di unità abitative disponibili”. Senza tralasciare che “a tutt’oggi non svolge un’attività lavorativa e che non ha particolari legami o necessità di permanere rigidamente sul territorio” del capoluogo di provincia.

Il ricorso (respinto) al Tar

Attraverso il patrocinio gratuito a spese dello Stato, l’uomo ha presentato un ricorso al Tar, nel tentativo di annullare quel diniego. Ma gli è andata male, visto che è stato respinto.
Motivo? Gli alloggi Sat “non sono strumenti predisposti per far fronte a situazioni in cui prevalgono esigenze di recupero globale del soggetto richiedente – ha spiegato il giudice del Tar titolare del fascicolo – La condizione di difficoltà in cui egli versa non può essere risolta sul piano della sola esigenza alloggiativa”.

Ossia attraverso l’assegnazione di una casa Sat che (come recita lo stessa sigla) è transitoria e temporanea, prevedendo un’assegnazione in deroga alle graduatorie ordinarie degli alloggi Sap, ossia Servizi abitativi pubblici, che altro non sono che gli ex Erp.