Un pellegrinaggio intenso, carico di significati spirituali ma anche umani, sociali e politici. È quello vissuto dal sindaco di Pessano con Bornago, Alberto Villa, che da martedì a sabato scorso ha visitato la Terra Santa insieme al parroco don Antonio Bertolaso e a un gruppo di una ventina di sacerdoti lombardi.
Cinque giorni di pellegrinaggio
Per il primo cittadino si è trattato della prima esperienza in questi luoghi di fede, un viaggio rimandato a lungo e finalmente realizzato nonostante il contesto delicato segnato dal conflitto ancora in corso a Gaza e in Palestina.
Don Antonio insisteva da tempo e quando mi ha detto che, appena possibile, si poteva partire, ho accettato volentieri. Sono stati cinque giorni molto intensi, sotto il profilo spirituale ma anche sociale e umano
ha raccontato Villa.
Un pellegrinaggio reso particolare da due elementi: l’assenza quasi totale di pellegrini e un clima di grande sicurezza.
Il sindaco di Betlemme ci ha lanciato un appello chiaro: venire oggi significa aiutare concretamente le comunità cristiane locali, che vivono di turismo e sono ferme da quasi due anni
ha spiegato il primo cittadino pessanese.
L’incontro con il sindaco di Betlemme
Il viaggio è iniziato a Tel Aviv, per poi toccare Nazareth, Cafarnao e il lago di Galilea, quindi Betlemme e Gerusalemme. Luoghi biblici vissuti in modo inusuale, senza code e con la possibilità di accedere a spazi normalmente preclusi. A Betlemme la delegazione ha incontrato il sindaco Maher Nicola Canawati, con il quale si è aperto un dialogo sul ruolo dello sport come strumento di inclusione, cooperazione e partecipazione.
Durante l’incontro, Villa ha condiviso l’esperienza di Pessano con Bornago, Carugate e Brugherio che saranno Comunità europea dello Sport nel 2027, illustrando la possibilità per Betlemme di proporsi come Città dello Sport per il biennio 2026-2027. Un percorso che potrebbe culminare, a febbraio, con la firma di un accordo di friendship in Italia. Il sindaco di Betlemme ha sottolineato come lo sport possa diventare un linguaggio universale capace di raccontare la realtà quotidiana palestinese, fatta di restrizioni, difficoltà di movimento, carenza di risorse e insicurezza, ma anche di una forte volontà di pace.
Dopo il 7 ottobre si è instaurata una cultura del sospetto reciproco che rende difficile persino immaginare un dialogo. La paura è diffusa e le comunità sono profondamente ferite. Visitare la Terra Santa è un’esperienza che consiglio proprio ora che la situazione è relativamente tranquilla. Andare, vedere, incontrare le persone aiuta a capire molto più di qualsiasi racconto da lontano. Ringrazio infine Adriana Sigilli di Diomira Travels e dell’associazione Oasi di Pace per il supporto organizzativo e umano che ha reso possibile questo viaggio.
ha osservato Villa.
GUARDA LA GALLERY (8 foto)