Si concluderà mercoledì 28 gennaio alle 21, presso l’oratorio San Giovanni Bosco a Cassano d’Adda, il percorso “La pace comincia da qui”, promosso dal circolo Associazioni cristiane lavoratori italiani all’interno dei “Mercoledì delle Acli”.
Incontro per riflettere
Un cammino nato dal desiderio di non parlare di pace in modo astratto, ma di provare a declinarla nella vita concreta, nelle relazioni quotidiane, nelle ferite, grandi e piccole, che attraversano il nostro tempo
hanno spiegato gli organizzatori.
Il percorso ha preso avvio da uno sguardo largo e drammatico sulla realtà internazionale, con un primo incontro dedicato alla tragedia di Gaza e alla condizione della popolazione civile, per ricordare che la pace non può essere ridotta a un accordo firmato se non cambia realmente la vita delle persone.
Da lì, il cammino si è progressivamente avvicinato alle esperienze quotidiane: le «guerre silenziose» fatte di parole che feriscono, esclusioni, indifferenza, l’importanza dell’ascolto come primo gesto di pace, la scelta della prossimità contro la cultura dello scarto fino alla domanda su come la pace possa diventare gesto, responsabilità, stile di vita.
L’incontro del 28 gennaio rappresenta la tappa conclusiva di questo percorso e affronta un tema decisivo: “Pace e giustizia riparativa. Che cosa rende la pace davvero possibile e duratura?”.
Una domanda che nasce dal cammino fatto e che tocca un nodo spesso rimosso: non può esserci pace autentica senza giustizia, e non ogni giustizia è capace di generare pace
hanno proseguito dall’Acli cittadina.
A guidare la serata saranno Maria Angela Torrente, avvocato penalista e docente a contratto di Legislazione minorile di Diritto Penale presso l’università Cattolica del Sacro Cuore (sede di Piacenza) e Anna Cattaneo, pedagogista, formatrice e mediatrice penale di InConTra – Centro giustizia riparativa di Bergamo. Due voci diverse ma complementari, che porteranno la loro esperienza di studio e di pratica per raccontare che cosa significa, concretamente, parlare di giustizia riparativa che non è una scorciatoia né una forma di indulgenza: è un approccio che mette al centro le persone e le relazioni, che riconosce il danno subito dalle vittime, responsabilizza chi ha commesso il reato e coinvolge la comunità nel processo di ricostruzione.
Un modo di pensare la pace non come semplice assenza di conflitto, ma come cura delle ferite personali e collettive. Il percorso “Pace di prossimità” non si chiude con risposte definitive, né con soluzioni facili. Si chiude, piuttosto, con domande più consapevoli e con la convinzione che la pace non sia qualcosa da delegare, ma un compito che riguarda tutti. È questo lo stile delle Acli: tenere insieme riflessione e vita, fede e impegno sociale, ascolto e responsabilità, provando a costruire spazi di confronto aperti, accessibili e radicati nel territorio. L’appuntamento del 28 gennaio non è solo una conclusione, ma un invito: a continuare a interrogarsi, a partecipare, a sentirsi parte di una comunità che non rinuncia a cercare strade di pace, anche quando sono complesse e faticose. Perché, come il percorso ha cercato di mostrare, la pace comincia davvero da qui
hanno aggiunto gli organizzatori.