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Fuoco, storia e desideri nella notte di Sant’Antonio

Il tradizionale falò di Sant’Antonio in zona industriale: la benedizione agli animali e ai mezzi agricoli, i canti popolari e i desideri affidati al fuoco

Fuoco, storia e desideri nella notte di Sant’Antonio

Anche quest’anno a Melzo si è celebrata la tradizione del falò di Sant’Antonio, un grande rogo con cui abbandonare il passato e il freddo dell’inverno e accogliere il nuovo anno con spirito di rinnovamento. Il grande falò è stato allestito nell’Area Fiera di via Colombo grazie all’organizzazione messa in piedi da funzionari del Comune, Polizia Locale e Protezione Civile.

Durante la serata inoltre si è esibita la Filarmonica Città di Melzo mentre gli Alpini hanno allestito un punto ristoro con dolci e bevande calde. Gli agricoltori della zona, coordinati da Cesare Mascheroni, hanno fornito il materiale da ardere che è stato portato nella scorsa settimana facendo la spola tra le cascine e il luogo della pira.

Un richiamo alle origini

La festa di Sant’Antonio si ricollega al tempo ciclico della vita nei campi e acquisisce perciò un valore ancora più importante per un paese dalle radici contadine quale è la città di Melzo. Il sindaco Antonio Fusè perciò, oltre a ringraziare chi ha collaborato nell’organizzazione, ha rivolto un saluto speciale a tutti gli agricoltori che con sacrificio e fatica continuano a portare avanti l’indispensabile lavoro nei campi.

Fusè ha ricordato la storia agricola di Melzo e la nascita dei caseifici Galbani e Invernizzi.

Io ho messo un desiderio solo, ho scritto una sola parola che può sembrare utopistica in un mondo così pieno di guerre, egoismi e crudeltà. Però io ho scritto “speriamo nella pace nel mondo” e con questo metto dentro tutte le famiglie di Melzo e tutta la nostra comunità. Il sì alla pace deve partire proprio da noi, dai nostri comportamenti e dalle nostre relazioni, anche quelle che possono sembrare più banali

L’accensione del fuoco

Il prevosto don Renato Fantoni ha impartito la benedizione agli animali domestici, al bestiame e ai mezzi agricoli ricordando il valore purificatorio del fuoco.

Che questo fuoco, che ora si ergerà verso il cielo, possa essere anche quel fuoco e quella luce che illumina sempre i nostri cuori, la nostra città e ciascuna delle nostre famiglie perché nessuno si senta al freddo e al gelo ma perché si possa sentire il valore delle persone che ci stanno accanto, ci accompagnano e ci guidano. In questo calore possiamo riconoscere lo sguardo misericordioso e buono del Signore che si preoccupa di ogni essere che Lui ha creato

Dopo è stata accesa la grande pira e il fuoco si è innalzato nel cielo della notte bruciando anche le scatole contenenti i desideri che ciascuno dei presenti  aveva scritto e depositato all’interno precedentemente.