Mentre si accende il dibattito al Pirellone sulla possibilità di un ospedale unico per l’Adda Martesana, in Lombardia c’è anche un’altra questione che “agita le acque” in ambito sanitario: la Città della Salute e della Ricerca di Sesto San Giovanni.
Ritardi e aumento dei costi per la Città della Salute
E’ notizia di questi giorni, infatti, che il difficile e intricato cantiere per il nuovo polo (destinato a ospitare l’Istituto dei tumori e il Neurologico Besta di Milano) andrà incontro ad altri ritardi. Esattamente di almeno tre anni, rispetto all’ultimo cronoprogramma. Ma a pesare è anche una revisione dei costi complessivi.
La conclusione slitta al 2030
I lavori non si concluderanno nel 2026, come inizialmente previsto. La Regione Lombardia si prepara, infatti, ad approvare una modifica contrattuale che ridefinisce il termine di ultimazione dell’opera. E’ stata indicata una nuova durata pari a 45 mesi a partire dalla firma di un atto aggiuntivo alla convenzione, subordinato all’acquisizione delle risorse necessarie. La conclusione del cantiere è ora stimata tra la fine del 2029 e il 2030.
Dai 280 milioni di euro iniziali agli attuali 560
Parallelamente è stato aggiornato anche il quadro economico dell’intervento. La società Cisar, partecipata da Finso (Fincantieri), Edison Next, Italiana Costruzioni e Condotte 1880, che coordina la realizzazione del progetto, ha ottenuto il riconoscimento dell’aumento dei costi: il valore complessivo dell’opera è passato dai 280 milioni stimati nel 2020 agli attuali 560 milioni, a seguito dell’incremento dei prezzi dei materiali dopo la pandemia e delle tensioni internazionali.
La brutta notizia e il commento del Pd sestese
La notizia non è stata presa bene dal Pd sestese.
“Il rinvio di oltre tre anni annunciato per la realizzazione della Città della Ricerca e della Salute a Sesto San Giovanni è una notizia estremamente preoccupante, che rischia di spostare l’apertura del nuovo polo sanitario all’inizio del prossimo decennio e di mettere in crisi uno dei più importanti progetti pubblici di rigenerazione urbana e sanitaria dell’area metropolitana milanese e di tutto il Paese”, hanno sottolineato dal partito d’opposizione, che però era al governo della città quando si misero le basi per il progetto nelle ex aree Falck.
L’unione dell’Istituto dei tumori e del Neurologico Besta
“Ha senso solo se non sarà una fusione a freddo, ma diventerà parte di una rete sanitaria pubblica integrata, capace di collegare ricerca, cura, prevenzione e medicina territoriale – ha sottolineato il dem Alessandro Capelli – Una Città della Salute che dialoghi con i servizi esistenti, con il territorio e con il sistema formativo e universitario, per rispondere davvero ai bisogni quotidiani delle persone in questa grande area. Il continuo rinvio dei tempi è grave anche per questo: mentre un progetto pubblico strategico resta ancora bloccato, in Lombardia il privato sanitario continua ad avanzare. Il rischio è una sanità a doppia velocità che conosciamo bene: per evitarlo servono risorse, tempi certi e una visione che rimetta al centro l’interesse pubblico”.
“E’ il perno della rigenerazione delle ex Falck”
Dello stesso avviso il segretario locale del Pd Marco Tremolada:
“La Città della Ricerca e della Salute è il perno della rigenerazione delle aree ex Falck – ha detto – Non esiste una vera rigenerazione di quelle aree, né una reale ripresa di Sesto, che non passi da una vocazione legata alla salute e alla sanità. È una scelta fondamentale sia come forma di risarcimento per ciò che quelle aree hanno rappresentato in termini di costo per la salute dei cittadini, sia per dare al territorio una funzione chiara e riconoscibile. La funzione pubblica deve essere il volano di un’economia che riguarda Sesto, il Nord Milano e, in prospettiva, l’intera città metropolitana, per tutto ciò che ruota attorno agli ospedali e alla ricerca. Un rinvio così lungo significa lasciare per anni un’area strategica incompiuta, con opere in corso che non avranno piena funzione e con un impatto pesante sul tessuto urbano e sociale della città”.
Poi è arrivato un messaggio diretto alla maggioranza che guida sia Sesto sia la Regione.
“Il centrodestra, con l’immobilismo di questi anni, sta mettendo in crisi il progetto – ha continuato Tremolada – Questo vale tanto in Regione Lombardia, dove mancano ancora le risorse necessarie per completare l’opera, quanto a Sesto San Giovanni, dove la Giunta Di Stefano si è dimostrata incapace di mantenerla al centro dell’agenda politica. Probabilmente perché non lo sente come un progetto proprio: il centrodestra sestese ha votato contro nella fase iniziale e negli anni successivi ha smesso di parlarne con la città e con i cittadini, indebolendo così la capacità politica dell’amministrazione di governare una trasformazione così rilevante”.