I balconi si affacciano direttamente sul Molgora, il muro condominiale è la prosecuzione delle barriere di contenimento del torrente e le rimesse, praticamente, sono a filo parete con evidenti rischi idraulici. Quello che oggi appare come un abuso edilizio impossibile con le norme attuali in materia di edilizia, un tempo erano le case Sap (Servizi abitativi pubblici) di Melzo. Un edificio anacronistico, vuoto ormai da anni, che presto sarà abbattuto per lasciare spazio a un parchetto attrezzato.
Le case comunali saranno abbattute
E’ partito l’iter burocratico che porterà alla demolizione delle otto unità abitative che sorgono tra via Verdi e via Lussemburgo, lungo la sponda est del torrente Molgora. Otto appartamenti che erano stati realizzati negli anni Cinquanta dal Comune per ospitare famiglie in stato di bisogno, senza tenere conto di quelli che oggi sono capisaldi in materia di urbanistica: la distanza dai corsi d’acqua e il rischio idraulico. I tecnici e i politici dell’epoca diedero il nulla osta alla realizzazione di quelle che sono note come “Case minime” di via Verdi, scegliendo il terreno di proprietà del Comune prospiciente il corso d’acqua. Le modifiche al tracciato dell’alveo, in parte naturali e in parte artificiali, hanno fatto sì che il muro esterno dell’abitazione arrivasse quasi a coincidere con le sponde del torrente stesso, comportando evidenti rischi statici per la struttura.
Ieri “case minime”, oggi “abuso edilizio”
A lasciar perplessi il fatto che negli anni Ottanta (e quindi non un secolo fa), l’Amministrazione dell’epoca abbia persino pensato di procedere con la ristrutturazione degli stessi, invece che valutare immediatamente il potenziale rischio e quindi procedere con la dismissione degli appartamenti. Un iter che ormai è stato concluso e, tenendo conto in particolare degli eventi meteorologici che nel corso degli ultimi 15 anni hanno inciso e non poco sullo stato del Molgora e sulla tenuta sui suoi argini, l’Ufficio tecnico ha dato incarico di effettuare una perizia statica sulle “Case minime” per verificare quale fosse l’iter migliore da seguire. E la risposta è stata inequivocabile: l’abbattimento.
La quota di alloggi popolari che si è venuta a perdere con lo svuotamento della palazzina è stata compensata con altri edifici comunali, di conseguenza non ci sono vincoli che possono bloccare l’iter di demolizione. Ed è già stato deciso a cosa sarà destinata l’area recuperata:
Vista la posizione abbiamo ritenuto opportuno riportare a verde quella porzione terreno, ma procederemo anche alla realizzazione di un parchetto attrezzato a servizio delle abitazioni di via Verdi e di via Mascagni
ha spiegato l’assessore all’Urbanistica e vicesindaco Lino Ladini. Non ci sono ancora date precise per l’avvio del cantiere anche se, visto la posizione, i disagi per i cittadini sarebbero limitati solo alla polvere e al rumore connessi agli abbattimenti.